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Effetti collaterali da chemioterapia

La patologia neoplastica richiede spesso dei trattamenti energici. Anche i nuovi farmaci a bersaglio molecolare, nonostante un bersaglio cellulare più definito, presentano una certa tossicità.

Molti degli effetti indesiderati possono essere gestiti dal curante ed alcuni di essi non vengono neanche avvertiti dal paziente. Ad esempio l’abbassamento del numero degli elementi circolanti del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) passa spesso inosservato poiché non si avvertono disturbi eclatanti ma il medico si avvede di ciò e può apportare un correttivo.

Esistono fattori di crescita che stimolano infatti la produzione da parte del midollo osseo di globuli bianchi e rossi. Si somministrano con iniezioni sottocute ed hanno una buona rapidità di azione.

Per le piastrine attualmente non esiste in commercio un fattore di crescita (è in fase però di realizzazione) ed il loro abbassamento richiede una sospensione del trattamento chemioterapico (non è prudente infatti eseguire la somministrazione di agenti citotossici quando il valore assoluto delle piastrine sia al di sotto delle 100.000).

Effetto collaterale molto fastidioso è la nausea spesso accompagnata dal vomito. Tipica dei citotossici più datati, può essere frenata con antiemetici quali l’ondansetron e derivati e con somministrazioni di desametasone e metoclopramide o clebopride.

Tra i farmaci più emetogeni si possono annoverare il cisplatino, la dacarbazina, le antracicline. Il vomito se reiterato e soprattutto se associato a diarrea può portare un forte squilibrio elettrolitico, pericoloso soprattutto in pazienti defedati ed anziani.

Proprio la diarrea incoercibile può occorrere con l’impiego di farmaci che alterino la mucosa del tratto gastroenterico. In particolare posso citare il 5-Fu e l’irinotecan. La loperamide in questi casi aiuta molto, associata ad eventuali fleboclisi elettrolitiche.

Altri farmaci possono portare alopecia. In effetti non esiste per ciò alcun rimedio efficace.

In passato venivano adoperate delle cuffie refrigerate da porre sul capo durante l’infusione degli antiblastici in modo da ottenere una minore irrorazione del cuoio capelluto e far arrivare in loco minor quantità di farmaco ma a tutt’oggi la tecnica è desueta essendo scarsamente efficace.

Capitolo a parte è rappresentato dalla neuropatia periferica da platino e suoi derivati, da taxani ed alcaloidi della vinca (vinblastina e vinorelbina). Molto fastidiosa, persistente, può essere in parte alleviata da neuroprotettori (complessi vitaminici ed a base di carnitina) e da modulatori della trasmissione dell’impulso nervoso (gabapentin, pregabalin (più recente e più maneggevole)). I taxani (paclitaxel e docetaxel) portano con se anche dei disturbi muscolari più o meno lievi.

I nuovi farmaci inibitori dell’angiogenesi e modulatori dei segnali di membrana possono portare dei disturbi di tipo allergico durante le somministrazioni. In particolare poi i farmaci antiangiogenetici possono portare con se problematiche di tipo vascolare (ipertensione e trombosi). Utilissima in molti casi la profilassi con eparina a basso peso molecolare anche in considerazione del fatto che la presenza di un tumore nell’organismo porta di per se una maggiore tendenza alle trombosi.

In caso di reazioni anafilattiche durante l’infusione il rimedio migliore è come negli altri casi di anafilassi la somministrazione di dosi massive di cortisonici e di antistaminici. Diversi dei nuovi farmaci a bersaglio molecolare possono portare anche delle dermopatie con reazioni cutanee e fissurazioni della pelle anche notevoli. Creme lenitive e dermorestitutive possono essere molto utili ma talvolta è necessaria la sospensione del trattamento ed una terapia antibiotica di protezione.

Dr. Carlo Pastore