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Perché i tumori resistono alle terapie?

Chiunque credo si sia domandato perché dopo una chemioterapia residuano cellule tumorali e perché la stessa terapia non possa essere ripetuta oltre un certo numero di cicli poiché diventa inefficace… Ebbene la risposta è nella policlonalità della malattia tumorale e nei meccanismi di resistenza che le cellule malate acquisiscono.

Mi spiego meglio ed in parole più comprensibili: quando iniziamo un trattamento per un tumore passiamo tra le cellule come un rastrello tra le erbacce. Come il rastrello non toglie tutte le erbacce così la chemioterapia non porta via tutte le cellule tumorali.

Esse sono diverse tra di loro perché nello sviluppo della malattia neoplastica le cellule aberranti continuano a replicarsi dando vita a famiglie di cellule sempre diverse tra loro. Inoltre anche le cellule tumorali tentano di sopravvivere e quando ritrovano nel loro ambiente sostanze tossiche (i chemioterapici) tentano di attivare nuove vie metaboliche e nuovi stratagemmi per evitare di morire e per tentare di inattivare i farmaci.

Si può desumere per lo stesso motivo che le cellule abituate per loro funzione ad entrare in contatto con sostanze potenzialmente tossiche (la mucosa intestinale, le cellule delle vie respiratorie, le cellule delle vie urinarie, le cellule delle vie biliari e del fegato) posseggono e sviluppano dei meccanismi di resistenza ai chemioterapici molto efficaci.

Per tali motivi in genere si impiegano delle polichemioterapie (cioè delle chemioterapie a più farmaci) per tentare di aggirare le difese cellulari.

Così le varie linee terapeutiche sono via via meno efficaci: un primo trattamento risulterà più efficace di un secondo e così via sin quando il bilancio rischio/beneficio non diventa sfavorevole e non è più il caso di trattare ma di effettuare semplicemente una valida terapia di supporto.

Dr. Carlo Pastore