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Epatocarcinoma

Il tumore primitivo del fegato (epatocarcinoma) insorge spesso su stati cirrotici avanzati ed in pazienti affetti da epatite di tipo B o C cronica.

Tali neoplasie si avvalgono in primo luogo nella loro cura di metodiche chirurgiche e trattamenti locoregionali (chemioembolizzazione). Quando i noduli divengono però diffusi in tutto il fegato e non vi è più spazio per le procedure precedentemente elencate è opportuno ricorrere ad un trattamento chemioterapico sistemico.

Sino a qualche tempo fa lo scenario era piuttosto scoraggiante essendo tali neoplasie piuttosto resistenti ai farmaci; oggigiorno l’avvento dei nuovi farmaci a bersaglio molecolare sta mutando lo scenario.

In particolare mi riferisco al sorafenib che si rivela piuttosto efficace nell’arginare tale patologia. Altri farmaci (di vecchia generazione) con una qualche attività che possono essere impiegati sono il 5-Fu, le antracicline (doxorubicina ed epirubicina), la capecitabina.

Importante si rivela in questo caso il potenziamento che può essere fornito dall’ipertermia. Le applicazioni periodiche non solo combattono attivamente la malattia e potenziano l’attività dei farmaci, ma hanno anche la capacità di migliorare la perfusione ematica del fegato e negli stati cirrotici di aiutare l’attività d’organo residua.

La sinergia tra le varie metodiche è fondamentale nel contrastare una severa patologia

Dr. Carlo Pastore