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Il paziente anziano e l’ipertermia

In una popolazione che sta invecchiando questa tipologia di paziente rappresenta ormai una buona parte dell’insieme degli ammalati. Con tutte le problematiche e le cautele che ne derivano.

Somministrare dei trattamenti chemioterapici in età oltre i 75 anni impone delle attenzioni particolari e spesso delle riduzioni di dosaggio. Il chemioterapista lavora “sul filo del rasoio”. Infatti è necessario mantenersi sul confine tra tossicità e effetto benefico, non rinunciando a quella intensità di dose indispensabile per una efficacia terapeutica.

L’ipertermia si colloca in quest’ottica come un valido ausilio. Il calore erogato in profondità sull’organo ammalato consente un migliore afflusso sanguigno locale con migliore distribuzione dei chemioterapici, inoltre stimola localmente il sistema immunitario nel combattere la malattia e cosa molto importante esercita un effetto pro-apoptotico diretto.

Importantissimo poi nel setting del paziente over 75 è l’aspetto nutrizionale. L’apporto trofico minimale deve essere garantito a maggior ragione nei pazienti neoplastici nei quali il tumore consuma risorse utili dell’organismo lavorando in perdita.

Può essere molto utile in questo caso tentare di stimolare l’appetito farmacologicamente ma anche instaurare una nutrizione con sondino naso-gastrico ed annesse sacche nutrizionali. Così si può tentare di combattere la sindrome anoressia-cachessia che spesso accompagna soprattutto determinate forme tumorali.

Dr. Carlo Pastore